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The Anatomy of Melancholy (New York Review…
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The Anatomy of Melancholy (New York Review Books Classics) (original 1621; edição 2001)

por Robert Burton (Autor), Holbrook Jackson (Editor), William H. Gass (Introdução), Holbrook Jackson (Introdução)

MembrosCríticasPopularidadeAvaliação médiaMenções
1,759337,466 (4.31)103
One of the major documents of modern European civilization, Robert Burton's astounding compendium, a survey of melancholy in all its myriad forms, has invited nothing but superlatives since its publication in the seventeenth century. Lewellyn Powys called it "the greatest work of prose of the greatest period of English prose-writing," while the celebrated surgeon William Osler declared it the greatest of medical treatises. And Dr. Johnson, Boswell reports, said it was the only book that he rose early in the morning to read with pleasure. In this surprisingly compact and elegant new edition, Burton's spectacular verbal labyrinth is sure to delight, instruct, and divert today's readers as much as it has those of the past four centuries.… (mais)
Membro:slank
Título:The Anatomy of Melancholy (New York Review Books Classics)
Autores:Robert Burton (Autor)
Outros autores:Holbrook Jackson (Editor), William H. Gass (Introdução), Holbrook Jackson (Introdução)
Informação:New York Review Books (2001), Edition: 1st, 1382 pages
Colecções:A sua biblioteca
Avaliação:
Etiquetas:Nenhum(a)

Pormenores da obra

The Anatomy of Melancholy por Robert Burton (1621)

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Despite William Gass's name being front and center on the cover, it was long into the text before I realized that he happened to have penned the introduction to this, my inaugural book choice of 2017 and last year's inaugural read, the Dalkey Archive edition of William Gaddis's The Recognitions, which also happens to have an introduction by none other than Gass. Coincidence or fate? Either way, I'm thankful to have finally meet the acquaintance of Robert Burton. I'm also thankful that New York Review Books has made available a one-volume edition of The Anatomy of Melancholy, however unwieldy it may be.

Read full review here: http://chrisvia.wordpress.com//2017/09/03/the-anatomy-of-melancholy-1651/ ( )
  chrisvia | Apr 29, 2021 |
Qui la malinconia sta anche per ipocondria. Questa è la recensione che ho fatto alla versione in lingua inglese.

Se in terra c'è un inferno, si trova certamente nel cuore di un uomo melanconico.

Gli uomini sono malvagi, maliziosi, traditori, e insignificanti, non si amano l'un l'altro né amano sé stessi, non sono ospitali, caritatevoli o socievoli come dovrebbero essere, ma falsi, dissimulatori, doppiogiochisti, disposti a tutto per raggiungere i loro fini, senza pietà, senza compassione, e per trarre un beneficio non esitano a procurar danno al prossimo.

Tutti i poeti sono pazzi.

Chi vive secondo le prescrizioni del medico, vive infelicemente.

La cucina è diventata un'arte, una scienza nobile; i cuochi sono dei gentiluomini.

L'ozio è un'appendice della nobiltà.

È chiaro quanto di più crudele è la penna che la spada.

Una religione è tanto vera quanto un'altra.

Una coscienza a posto è una festa continua.

Queste sono soltanto alcune citazioni tratte dal libro di cui intendo occuparmi in questo post. Posseggo l'edizione inglese che vedete riprodotta qui sopra. Un volume di ben 1342 pagine, pubblicato qualche tempo fa dalla "New York Review Books" in versione economica. La prima edizione della versione originale venne pubblicata in Inghilterra nell'anno del Signore 1621.

Ne vennero stampate diverse edizioni. L'opera di Robert Burton è un affresco enciclopedico di ciò che è stato detto e scritto sulla malinconia, a cominciare dagli autori più antichi. La malinconia, in questo testo, è una malattia universale e l'angoscia esistenziale del soggetto malinconico diventa l'emblema della condizione umana: l'anatomia della malinconia è dunque anatomia dell'uomo e anatomia del mondo.

Questo è un libro che, come bibliomane, ho tenuto per diverso tempo sotto osservazione, bene in vista sullo scaffale di fronte al tavolo dove scrivo, riservandomi di leggerlo e parlarne appena mi afferrava la "malinconia". In effetti la patologia di cui si occupa questo pastore anglicano non era la malinconia come la intendiamo noi oggi.

Malinconia deriva dal tardo latino "melancholia" e, questo, dal greco "melankholia", composto da "melas", "nero", e "khole", "bile". "Bile nera", quindi. Uno dei quattro umori sempre presenti nel corpo umano e dalla cui combinazione dipendeva la salute o la malattia. Il suo, quindi, si rivela essere, a mio parere, uno straordinario studio sulla condizione umana.

Questo libro non è un libro, un trattato, un romanzo, un poema epico, una storia, è piuttosto la negazione dell'idea di libro e di tutti i libri possibili che erano stati scritti fino ad allora. Ricordate che siamo agli inizi del seicento, la stampa del tempo era una attività commerciale e culturale ancora giovane, pensate alle comunicazioni dell'epoca. Burton voleva spiegare, facendone un resoconto, quelle che erano per lui le emozioni umane. Non si tratta solo di malinconia, depressione, tristezza. Si tratta di tutta la condizione umana.

Sono le ragioni della malinconia ad interessare lo scrittore, le motivazioni, le basi della malinconia, quali ad esempio, la bellezza, la geografia, la digestione, le passioni, le bevande, la gelosia, il bacio e così via. Occasioni, situazioni che danno origine e scatenano la malinconia. Sotto le spoglie di Democrito, Robert Burton sorridendo dice che su questa terra tutti e ognuno o è stupido o è folle, lui stesso incluso.

Questo è un libro che non si legge tutto intero, dall'inizio alla fine. Esiste anche la traduzione in italiano e salva il lettore dalla prosa inglese del seicento non sempre digeribile. E' un non-libro, lo si gusta a pezzettini, scegliendosi un argomento, un sintomo, una situazione, uno stato d'animo, una sensazione.

La bravura dello scrittore si esprime interamente per mezzo della sua penna graffiante e dell’ironia al limite del sarcasmo. La penna è la spada con cui il melanconico pastore anglicano vibra terribili stoccate che non risparmiano nessuno. Dei suoi colleghi scrittori, Burton dice: “[…] lardellano i loro magri libri col grasso delle opere degli altri. "Inediti fures" [ladri illetterati] Una colpa che tutti gli scrittori considerano tale e di cui tuttavia sono colpevoli essi stessi, "trium literarum homines" (uomini di tre lettere, fur = ladro) sono tutti ladri. Rubacchiano dalle opere degli autori antichi per riempire i loro nuovi commenti; scrostano i letamai di Ennio e il pozzo di Democrito, come ho fatto io. Lo dice lui stesso!

Per cui succede «che non solo biblioteche e negozi sono pieni delle nostre putride cartacce, ma anche seggette e latrine», "Scribunt carmina quae legunt cacantes".” Burton ci ha negato la traduzione di questa frase, che potrebbe suonare all’incirca così: Scrivono versi che vengono letti mentre si defeca, (pag. 58,59). Sui magistrati egli afferma: “Vedere un agnello giustiziato, un lupo pronunciare sentenze, latro [un rapinatore] chiamato in giudizio e fur [un ladro] seduto sul seggio; il giudice punire severamente gli altri e comportarsi peggio lui stesso, eundem furtum facere et punire, rapinam plectere, cuum sit ipse raptor [lo stesso uomo commettere il furto e punirlo, punire una rapina ed essere lui stesso un rapinatore!]. (pag. 102)

E che cosa pensare degli avvocati? “Che ora si sono moltiplicati come tante cavallette, non i padri ma le pesti del paese, e in gran parte una genia di uomini superbi, malvagi, aridi, litigiosi "crumenimulga natio" ecc., un gruppo di spremi quattrini, una compagnia di parolai, di avvoltoi con la toga, "qui ex injuria vivent et sanguine civium" [che vivono derubando e uccidendo i loro concittadini], ladri e seminatori di discordie.

Essi sono peggiori di qualsiasi predatore di strada "auri accipitres, auri exterebronides, pecuniarum hamiolae, quadruplatores, curiae harpagones, fori tintinnabula, monstra hominum, mangones" ecc.: si assumono l’incarico di fare la pace, mentre in verità sono i veri disturbatori della nostra pace, una compagnia di gente avida, senza religione, di esattori sanguisughe e opprimenti, comuni legulei famelici, "rabulas forenses", che contemporaneamente amano e onorano le nostre buone leggi, i nostri degni avvocati, che sono tanti oracoli e piloti di buon governo”. (pag. 126)

Ce n’è poi in abbondanza anche per poeti, retori, oratori, innamorati, librai, cattolici e protestanti, e non mancano i politici. Insomma, questo libro è "uno dei più pazzi e più perfettamente organizzati assalti paranoici alla concentrazione umana che sia mai stata fatta", come si è espresso il critico Angus Fletcher. ( )
  AntonioGallo | Sep 24, 2020 |
The penultimate Self-Help book. The medical man's history primer of Galen and Astrology. The completionist's guide to a completely exhaustive and exhausting compendium of (now) obscure references, to Latin, and frankly inexplicable inclusions.

If he went out of his way to design for us a perfect way to exhaust us with his knowledge of poverty, nobility, love, the Humors, the Galenic qualities of all kinds of foodstuffs, and do it with more in-text annotations than actual text, doing it all in that peculiar idiom common to any English text coming out before the advent of the DICTIONARY, then I think he succeeded. Admirably.

And let me tell you... Robert Burton defeated me.

He set out to give us the full wide range of depression in this academic treatise that fills to the height of 1620's modern medicine, stoops to the depths of hundreds of poetical sources, revolts us in explaining just HOW one might get depressed... and teaches us how to fight our own depression by making us come up with a thousand and one reasons why we ought to stop this FREAKING ENORMOUS BOOK and JUST STOP... thereby relieving our -- by now -- enormous melancholy.

I made it half-way through. I found myself negatively enjoying practically every new step in this amazingly long-winded treatise. I could not find a single aspect about it that made me want to continue.

Not the science, not the beginnings of psychology, not the weird historical curiosity.

I was defeated. I am sad to say, after 29 hours of Librivox and epub slogging, that I will now DNF.

Goodnight.

I may laugh myself to sleep. The relief is palpable. ( )
1 vote bradleyhorner | Jun 1, 2020 |
Obra desmesurada cuya enorme extensión ha hecho sumamente azarosa su trayectoria editorial, la "Anatomía de la melancolía" (1621) es un minucioso examen de un rasgo propio de numerosos temperamentos humanos que, vinculado a veces al genio y otras a la locura, ha hallado forma de manifestarse desde la antigua hipocondría al moderno "spleen" o los actuales trastornos psíquicos. Contemporáneo de John Donne y en buena medida de Shakespeare, Robert Burton (1577-1640) -hombre de carrera silenciosa, sedentaria, solitaria, íntima en el Christ Church College de Oxford- incluyó en su magna obra su vasto caudal de conocimientos sobre los más diversos autores y materias en forma de resúmenes históricos, consideraciones filosóficas, anécdotas literarias, mitos y leyendas, citas poéticas, informaciones científicas, meditaciones teológicas, juicios médicos y entretenidas digresiones. Alberto Manguel nos guía por esta intrincada selva seleccionando los pasajes más curiosos y cercanos al lector actual, a la vez que proporciona una inmejorable posibilidad de asomarse a una obra mucho más citada que conocida y que constituye un hito de la cultura occidental.
  biblioteca_cpal | May 27, 2020 |
3 v. Orig. publ. 1893 ; rptd. in Bohn's standard library in 1896, 1903 ; rptd. in Bohn's popular library 1926-1927. ( )
1 vote | ME_Dictionary | Mar 19, 2020 |
Mostrando 1-5 de 33 (seguinte | mostrar todos)
Robert Burton's The anatomy of melancholy, first completed in 1621, appears to be a medical work, but is described in the Tudor edition of 1927 by Floyd Dell and Paul Jordan-Smith (Tudor Publishing Company, New York) as 'a sort of literary cosmos, an omnium gatherum, a compendium of everything that caught the fancy of the scholar.. . abounding in quaint conceits, excerpts and quotations'. The 52-page index to the 984-page text reflects this anecdotal profusion.
adicionada por KayCliff | editarThe Indexer, Hazel K. Bell (Aug 6, 1995)
 

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Nome do autorPapelTipo de autorObra?Estado
Burton, Robertautor principaltodas as ediçõesconfirmado
Dell, FloydEditorautor secundárioalgumas ediçõesconfirmado
Gass, William H.Introduçãoautor secundárioalgumas ediçõesconfirmado
Jackson, HolbrookEditorautor secundárioalgumas ediçõesconfirmado
Jackson, HolbrookIntroduçãoautor secundárioalgumas ediçõesconfirmado
Jordan-Smith, PaulEditorautor secundárioalgumas ediçõesconfirmado
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Epígrafe
Dedicatória
Primeiras palavras
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Gentle Reader, I presume thou wilt be very inquisitive to know what antic or personate actor this is, that so insolently intrudes upon this common theatre of the world's view, arrogating another man's name; whence he is, why he doth it, and what he hath to say.
Citações
Últimas palavras
Nota de desambiguação
Informação do Conhecimento Comum em inglês. Edite para a localizar na sua língua.
Written by Robert Burton as Democritus Junior
Editores da Editora
Autores de citações elogiosas (normalmente na contracapa do livro)
Língua original
DDC/MDS canónico
Canonical LCC

Referências a esta obra em recursos externos.

Wikipédia em inglês (5)

One of the major documents of modern European civilization, Robert Burton's astounding compendium, a survey of melancholy in all its myriad forms, has invited nothing but superlatives since its publication in the seventeenth century. Lewellyn Powys called it "the greatest work of prose of the greatest period of English prose-writing," while the celebrated surgeon William Osler declared it the greatest of medical treatises. And Dr. Johnson, Boswell reports, said it was the only book that he rose early in the morning to read with pleasure. In this surprisingly compact and elegant new edition, Burton's spectacular verbal labyrinth is sure to delight, instruct, and divert today's readers as much as it has those of the past four centuries.

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