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54 por Wu Ming
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54 (original 2002; edição 2008)

por Wu Ming (Autor)

MembrosCríticasPopularidadeAvaliação médiaMenções
480840,071 (3.72)25
In Hollywood, Cary Grant has grown weary of cinema's glamour, but Her Majesty's Secret Service will break his malaise with a bizarre diplomatic mission. In Naples, Lucky Luciano fixes horse races and begins to lay the foundation for the global heroin trade. And in Bologna, a bartender searches for true love and his missing communist father. It is 1954--the height of the Cold War--and these three are on a path toward an intersection that will involve the nascent KGB, Joseph McCarthy, Frances Farmer, Parisian lowlifes, Marshal Tito, David Niven, James Bond, and a very special television set called the McGuffin Electric. This book is a political thriller, a comic spy caper, a romance, and a social satire.--From publisher description.… (mais)
Membro:Valerio_Cappellini
Título:54
Autores:Wu Ming (Autor)
Informação:Torino : Einaudi, [2008]
Colecções:Main Collection
Avaliação:
Etiquetas:NARRATIVA ITALIANA, CARY GRANT, TRIESTE, BOLOGNA, YUGOSLAVIA, NAPOLI

Informação Sobre a Obra

54 por Wu Ming (2002)

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Per questo voluminoso romanzo uscito nel 2002, il collettivo Wu Ming riprende la struttura di storia a intarsio popolata di numerosissimi personaggi che già caratterizza l’esordio ‘Q’ firmato Luther Blissett, ma al posto di un cupo intreccio di tradimenti sullo sfondo della Controriforma presenta la combinazione di tre narrazioni di genere che danno al tutto un carattere nettamente più ‘pop’. Visto il risalto sin dalla copertina, va prima di tutto citata la commedia brillante con un tocco di ‘Intrigo internazionale’ che vede protagonista Cary Grant nel ruolo di se stesso nonchè la partecipazione straordinaria del maresciallo Tito; segue il noir che unisce storia (Lucky Luciano) e finzione con più di una strizzata d’occhio a Ellroy anche attraverso la violenza esplicita di alcuni passi (stavo per scrivere ‘sequenze’ e non a sproposito, si veda l’episodio di Sospel); infine, a legare il tutto, il romanzo di formazione che segue l’evoluzione del giovane (Robes)Pierre da re delle balere bolognesi a uomo che osa rischiare in proprio per liberarsi da un’esistenza che non vuole accettare. In mezzo, nel breve volgere dell’anno di cui al titolo, ci sono pure i moti di Trieste, il contrabbando tra il nord e il sud della penisola, la contrapposizione tra partito (comunista) e militanti, un amore rubato, una dramma familiare segnato da un profondo cinismo, degli efficientissimi piccioni viaggiatori e pure un televisore in qualche modo senziente che tutto riassume e tutto riflette. Il risultato è un libro che alterna in scioltezza i vari registri - tra il comico (basti pensare al ‘sostituto’ di Grant), il grottesco come nella caricaturale figura di Salvatore Pagano detto Kociss, capace di prendere Hitchcock per Churchill, e il tragico già a partire dalla vita randagia del padre di Pierre – dando compattezza al susseguirsi delle pagine malgrado la frammentazione delle vicende. L’altra faccia della medaglia è una certa mancanza di profondità specie nel disegno di alcuni personaggi che restano sospesi tra il semplice abbozzo e lo stereotipo, ma se di una narrazione di genere si tratta questa è una delle regole del gioco: accettandole, ci si diverte parecchio scorrendo queste quasi settecento pagine e, seppur alcuni passaggi non risultino riusciti, il semplice fatto che un simile tomo scorra con leggerezza è testimonianza di come il giochino funzioni fino alla fine o quasi, visto che proprio gli ultimi capitoli risultano tra i meno convincenti per colpa di coincidenze che si moltiplicano sino a giungere a una sorta di happy ending un po’ forzato. Una menzione a parte merita la ricostruzione dell’Italia del secondo dopoguerra, fotografata in un momento di trasformazione verso la società dei decenni a venire (non sembra casuale l’insistenza sul caso Montesi, il primo scandalo ‘mediatico’ dell’età repubblicana): pare quasi di entrare nella Bologna di allora – riassunta negli avventori del bar Aurora – riscoprendo un mondo e un modo di vivere che ormai è stato completamente dimenticato, si tratti della filuzzi o delle passioni di uomini con il mito della ‘Resistenza tradita’, ma più banalmente interessati alla Sisal o all’acquisto del televisore per guardare i mondiali di calcio. Così, l’unico aspetto che dà davvero fastidio è il vezzo di utilizzare i titoli originali per i film citati nel corso della narrazione persino quando a parlare sono degli italiani: al netto del fatto che non tutti sono obbligati a conoscerli, la stonatura che ne scaturisce è evidente. ( )
1 vote catcarlo | Nov 5, 2016 |
Sono rimasto confuso e felice nel seguire per 600 e più pagine un testo che (pregiudizievolmente) pensavo fosse un pastiche abborracciato a cinque mani.
Invece... è un'opera stupenda (opus magnum, dice la 4^ di copertina), straboccante di riferimenti locali e internazionali, dalle tangenze interne imprevedibili, ma puntuali.
Scritto a cinque mani ma con unica testa, è cosi' immaginario da essere per converso decisamente credibile.
La difficoltà di dover seguire parecchie storie contemporaneamente è ripagata dalla storia stessa, che come un maxi-puzzle lentamente trova la sua definizione quasi naturalmente. L'assenza di forzature, ecco: se fosse successo davvero sarebbe andata esattamente cosi'.
Commoventi i riferimenti alla Resistenza e i dialoghi del Bar Aurora. Azzeccatissimi i riporti dialettali. ( )
  bobparr | Dec 14, 2014 |
Anche questo Wu Ming mi è durato parecchio, più della mia solita media. Non è un dato positivo, eppure mi è piaciuto. Forse più di testa che di cuore, ammettiamolo, ma mi è piaciuto. C'è un'idea di fondo divertente, intrigante, la costruzione di un intreccio nel vero senso della parola, con i fili che si incontrano, si allontanano, e si reintrecciano in un altro modo.
E poi qui si ricostruisce un mondo, quello dell'A.D. 1954, che è lontano da noi come i tempi dei dinosauri. La gente, dico la gente comune, era così diversa da sembrare di un altro pianeta. Io stessa, se non l'avessi conosciuta nella letteratura, non me la sarei figurata.
Un libro da leggere, soprattutto da parte di chi è troppo giovane per avere anche solo sentito l'odore di un mondo completamente diverso, ma che incredibilmente è il mondo da cui è nato questo.
Mi manca l'emozionalità, in questi romanzi, inutile girarci attorno, io non la sento. Non so perché, ma non rido, non canto e non piango, leggendo Wu Ming. Ragiono, rifletto, confronto... e ogni tanto può anche bastare.
  Lilliblu | Aug 4, 2012 |
Per me e’ il libro piu’ bello e riuscito dei Wu Ming e credo che possa essere definito il “Romanzo Storico” contemporaneo .
Non solo e’ ben scritto , ma fa pensare, fa venire voglia di sapere , di chiedere e soprattutto , non appena finito di leggerlo, avevo gia’ voglia di rileggerlo. ( )
  mara4m | Jun 8, 2011 |
From the GIAP newsletter:

Nope, they sure don't like us!
A few notes on the differences between European and American reviews of Q and 54,
appended with the Washington Post and the AV Club reviews of 54

Qed. Business as usual. The Washington Post says that 54 is a disaster and our novels suck anyway. The AV Club says we badly need an editor :-) Both reviewers seem to think that our novels are nothing other than self-parodies, impassionate postmodernist jokes, tongue-in-cheek intellectual divertissements. In the US we are rarely described as "writers" or "novelists": they usually call us "intellectuals".
That's the same way The Washington Post had welcomed Q, ie as the umpteenth example of a postmodernist anti-novel.

We are perfectly aware that, once it's been written, a text does not belong to its author(s) anymore. However, we can't help but comparing European and American reviews of both Q and 54. Believe us, it's a fascinating thing to do.

Most Europeans reviewers (including some who didn't like the books) tend to think that we've made efforts to tell epic tales of social conflict and make statements about the value of folk/popular culture for everyday resistance to power. They tend to think that our novels are passionate, not cold. They're able to grasp the social and historical background, and think that our books are sincere (albeit critical) tributes to our forefathers and foremothers, ie to the lower classes of our continent. That's what readers have found in both books, and it's also the way we feel about our work. Of course there's irony, and sarcastic passages. Certainly not everything is to be taken at face value, but the tone is generally warm and there's passion. We tried to put our feelings, our fondnesses and even our family traditions into the job. And our family traditions are mostly about class war... which has long become a repressed subject in the US public discourse.

On the contrary, the majority of American reviewers find our books bleak and 100% ironic, overburdened with postmodernism and intellectual posturing. In a way, they are persuaded that we despise our readers and want to take the piss out of them ("Q has enjoyed bestseller status throughout Europe. I can only wonder if the authors are laughing"). This will sound bizarre to those who know how far we go out of our way to keep the dialogue alive in our community, through hundreds of meetings, open projects, and literary jam-sessions on the web.
Another curious thing: whereas in Italy and Europe our books are popular best-sellers, most American reviewers tend to find them very high-brow and difficult to read.

What the hell is going on here? Are those books printed on litmus paper? Do they tell us something important on the cultural differences between the two worlds? Is the Atlantic Ocean broadening farther on?
Once again: don't get us wrong. We are not complaining that American critics don't like us. This isn't about the quality of our writing: it's about the difference between the European and American perception of the nature of our books. We are intrigued by that difference, and wonder about the causes. And we're talking only about critics and professional reviewers. We don't have enough feedback from US readers to tell something meaningful about their perception of our work.
Is there some freakonomic rationale for this situation? What do y'all think? Can you give us a hint, a hand, an explanation?

Maybe it isn't that American critics don't like us: maybe they can't like us. Maybe our books are too "provincial", crammed as they are with references to an Italian and pan-European background. Those references are easily understood in Latin America, because those peoples share many features with us, but they're missed completely in the US. Maybe. This is just a conjecture.

Anyway: with this kind of welcome, there seems to be no chance for us on the American book marketplace. We already knew that, and we expected nothing different. Pre-reviews were good (albeit some of them were slightly out of focus), but reviews are quite another thing. We already know that the novel we're writing right now, Manitouana, will be mercilessly torn apart in the US (granted that it's published at all). It's a tragic novel of anabasis and exodus, set in the 1770's on both shores of the Atlantic. It's the first episode of a triptych on the whereabouts of the American revolution... They're gonna hate our guts more than ever.
Never mind, we'll stick to Europe, the Commonwealth and Latin America :-)

You can read the abovementioned reviews here:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/54/54_washington_post.htm ( )
  tartalom | Aug 18, 2006 |
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Nome do autorPapelTipo de autorObra?Estado
Wu Mingautor principaltodas as ediçõescalculated
Whiteside, ShaunTradutorautor secundárioalgumas ediçõesconfirmado

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Dedicatória
Primeiras palavras
Citações
Últimas palavras
Nota de desambiguação
Editores da Editora
Autores de citações elogiosas (normalmente na contracapa do livro)
Língua original
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DDC/MDS canónico
Canonical LCC

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Wikipédia em inglês (2)

In Hollywood, Cary Grant has grown weary of cinema's glamour, but Her Majesty's Secret Service will break his malaise with a bizarre diplomatic mission. In Naples, Lucky Luciano fixes horse races and begins to lay the foundation for the global heroin trade. And in Bologna, a bartender searches for true love and his missing communist father. It is 1954--the height of the Cold War--and these three are on a path toward an intersection that will involve the nascent KGB, Joseph McCarthy, Frances Farmer, Parisian lowlifes, Marshal Tito, David Niven, James Bond, and a very special television set called the McGuffin Electric. This book is a political thriller, a comic spy caper, a romance, and a social satire.--From publisher description.

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